La cruna
C’è in giro una doppia paura, da una parte quella di ammettere un legame forte, inscindibile, tra l’esistenza e l’opera di uno scrittore. Dall’altra quella, apparentemente opposta, di valutare ogni opera secondo il metro di una riproduzione speculare dell’esistenza, e tutto ciò che non sta dentro questo piccolo spazio prefissato sarebbe lontano dalla «realtà», dalla «vita vera». Idea piccola e piccola ideologia rassicurante, fatta propria da chi ha un’aspettativa solo diversamente ma altrettanto angusta della letteratura come sovrapposizione edificante sul terreno morale, sociale, che trarrebbe proprio da questa piccola funzione il suo valore. In realtà entrambe spaventate dall’incontrollabilità e dalla moltiplicazione – anche conoscitiva – che si può generare nel movimento umano distruttivo-costruttivo non separato. Gli uni cercano di convincerci che la letteratura può essere solo auto-linguaggio e nient’altro, da giocare solo dentro l’universo separato della cultura e dei segni. Gli altri che può essere solo testimonianza di ciò che è già, cui sovrapporre al massimo un intento edificante, psicologico, esistenziale, morale o sociale. Mai che possa avvenire una moltiplicazione, una creazione, qualcosa che prima non c’era e che non sia puro travaso di intenzionalità pregressa, ma che si compia nel preciso momento dell’incontro esplosivo e spiazzante tra lo strumento linguistico in movimento e tutte le altre tensioni psicofisiche, mentali e genetiche e le forze che attraversano da una parte all’altra lo spazio e il tempo.
La vita è una ferita sempre aperta nell’immensità del cosmo, una cruna. Si può solo passare da là dentro, allargare la cruna. Anche se crediamo di essere dall’altra parte, siamo dentro questa ferita. Siamo circondati da disperazione, dolore, qualche volta anche da incontrollabile gioia, mentre stiamo andando a toccare, assieme a un possibile limite di sopravvivenza di specie su questo piccolo, sperduto pianeta, anche la sua zona fluida, connessa. Intanto l’universo – pare – si espande sempre più, le nostre molecole si allontanano impercettibilmente ogni istante di più le une dalle altre. Ci sarà un caldo enorme, da queste parti, poi un freddo enorme. Ascolto la voce di Billie Holiday che canta. Dove sarà la tua vocina, dolcezza, solo tra pochi miliardi di anni? Tutti i miti della cosiddetta modernità, antagonistici e separati, stanno finendo in qualcosa che non si sa se è un buco nero o una cruna. Anche la letteratura, quella cosa che è stata chiamata letteratura, qualunque cosa sia o creda di essere, è dentro questa ferita e questo buco nero e questa cruna. Tutta la massa verbale che è stata chiamata letteratura è ben poca cosa se crede di essere e di potersi tenere fuori da questo rischio e da questo passaggio, mentre molto spesso, al contrario, cerca di porre se stessa come diaframma che ci impedisce di vedere il movimento delle nostre stesse molecole che stanno fuggendo irresistibilmente verso questo buco nero e questa cruna.
Antonio Moresco, Lettere a nessuno, pp. 477-478
